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Messaggio  Gionata Nencini il Sab Mar 22, 2008 2:49 am

Accamparsi nella macchia e scoprire che non sei solo





Citazione:
Scovo
nella notte un varco fra i cespugli e mi addentro con la torcia. Non so
come finisco in un posto vicino alla strada ma particolarmente ampio e
silenzioso. Spegno la luce e taccio. Sento il mio respiro precedere la
percezione che ho di esso. Lo trattengo e mi stupisco nel notare che
questo respiro continua. Illumino per scovare l'origine del suono e
intravedo su una panchina un paio di scarpe.

Scappo.....





Sembra una scena di una paura mortale. Un uomo che dorme su una
panchina in un bosco e chissà chi potrebbe essere, oh mio dio no, non
voglio saperlo oddio no. Poi mi fermo e penso.

Potrei essere io quell'uomo. Del resto dormo per strada da un
mese. Chissà quanti hanno desistito dall'avvicinarmisi e si sono
ingegnati a cambiare strada per la mera paura che dentro al mio sacco a
pelo si trovasse un mostro.

E quante volte invece avrei voluto diluuire la mia solitudine con
la preenza di un estraneo che con una serie di domande trovasse in me
una persona buona. E magari puoi instaurare un'amicizia o una
conversazioone saggia.

Mi volto verso il sentiero che stavo percorrendo di fretta e ritorno sui miei passi.

Arrivo fin quasi alla testa di quest'uomo che dorme profondamente e che adesso russa.

Inquietante essere così vicini ad un estraneo nel buio della
macchia e sapere che potrei essere io al suo posto e che potrebbe
succedermi di tutto se non fossi io a illuminargli la faccia ma un
criminale.

Terrorizzante.



L'aria frizza di tensione. La mia. Finita l'emozione spengo la
torcia e ritorno alla moto al buio. Accertandomi di non fare troppo
rumore e sperando di reincontrare questo uomo di nuovo, magari di
giorno.

Per farlo, salgo in sella durante un pomeriggio più noiso degli
altri e mi addentro nella macchina che addobba questo colle. Spoglio
sulla vetta infatti, gremisce di pinete e di sentieri fantasticamente
resi "nature" da geniali architetti.

Fra i sentieri di questa macchia ci trovi di tutto. Uomini in
bermuda e canottiera bianca che con sigaretta sempre accessa portano il
cane a "pascolare". O bambini che gridano attorno ad un tavolino, con
le madri impegnate in chissà quale cospirazione ai danni di false
amiche che non hanno invitato su quelle stesse panchine dove siedono
già da ore.

Visto tutto questo, trovo per miracolo e con gioia, l'angolo più
tetro ed isolato della macchina che, magicamente, presenta un chiosco
di legno, un tavolo bruciato a metà da vecchi vandali e delle panchine
avvolte dalle erbacce.

Su una di queste panchine siede un uomo sulla 50ina, con una barba
sfatta, un volto corrugato dalla solitudine e con in bocca una
sigaretta a cui la cenere rimane attaccata per magia.

In viaggi come il mio la troppa solitudine logora.

Risulta costruttiva quando uno se la concede. Ma altrimenti diventa
scomodo, avvilente e alimenta tutte quelle insicurezze che generano
ancor più schiacciante e deprimente solitudine.

Come quando dicono che astenersi dal sesso generi in realtà un desiderio sessuale sempre più sottile.

E mentre sorrido pensando che non voglio fare sesso con quest'uomo
ma solo astenermi dalla solitudine (bene mettere i punti sulle i), mi
avvicino a piedi con la moto spenta che scricchiola per il caldo alle
mie spalle.

Riconosco il posto. E la panchina dove dormiva. Non riconosco le
sue scarpe, ma mi siedo senza esitare. Prendo fornello ed ingredienti e
preparo una buona pasta al pomodoro. Abbondo con le dosi e gliene offro
un pò. Lui timidamente rifiuta, e continua nella sua scrittura.

Lo scruto attento, oltre quel suo occhio strizzato per il fumo
della sua stessa sigarezza e quella penna che scrive cose che non posso
decifrare perché in greco. Sembra un barbone che scrive a se stesso i
momenti belli della vita, prima che questa lo riducesse alla persona
sola che sembra apparire.

Non parla inglese, ma con il suo greco si complimenta per il mio
piatto così abbondante e rosso di pomodoro. Approfitto per offrirgli
ancora della pasta che é avanzata ma é restio.

Non parliamo. Ci ho provato. Impacchetto la mia roba e me ne vado.

Ho ancora un notte da passare qui. Almeno adesso sa chi sono. Se mi
rivede mi saluta e chissà, magari fra una sigarette e l'altra, mi dice
anche qualcosa.

A notte fonda ho già scritto più lettere e desiderato più donne
(abbracciate a uomoni sempre osceni e apparentemente insipidi), di
quanto non mi sia capitato negli altri giorni. Schiacciato dal vano
tentativo che un mio tentativo di instaurare una discussione con un
gruppo di ragazzi, mi arrendo e inforco la moto verso il mio giaciglio.

Stasera cambio posto. Almeno la notte la passo in compagnia.





A fari abbaglianti e prima marcia, calpesto lo sterrato del
sentiero per mantenermi in equilibrio e raggiungo grazie alla memorie
il luogo dove ho mangiato davanti al barbone e dove la sera prima l'ho
scovato a dormire sulla panchina.

Svoltando nello spiazzo con inerzia, intravedo nell'attimo prima
di spegnere il motore per non fare rumore, i suoi piedi che di nuovo
spuntano dalla panchina.

Senza presentarmi, prendo stuoia e sacco a pelo e disinvolto vado
a mettermi su un tavolino non molto lontano da lui. Distendo il telo,
srotolo il sacco, mi levo le scarpe e mi infilo sotto.

A pancia in su, sotto le stelle... respiro e aspetto in silenzio.

La moto lo ha svegliato. Si gira nel suo giaccone bisunto. Rovescia
quella che sembra una spranga di ferro su quelle che sembra delle
lattine vuote di birra. Si colpisce con il palmo della mano su un
braccio per le zanzare con una violenza incredibile e sussurra a dentri
stretti...

"....mother fucker...."



Eh però, i convenievoli in inglese li conosce. E anche con un buon accento...

Sorrido di rimando sperando di sollecitare in lui un senso di leggerezza e simpatia e aspetto.

"Ok so, i came here after a 10 hours long day working, ì m so
freaking tired, so... i don't know what do you wanna from me guys, i
don't fucking care... so, please let me sleep and be quiete ok, shit...
fucking mosquitos... damn... shit.... mother fucker...." spiazzato
dalla violenza di certe parole afferro con terrore il fatto che mi
trovo avviluppato nel mio sacco a pelo su un tavolo di legno e al buio
più totale con la mia moto e le mie borse aperte, accanto ad uno
sconosciuto ubriaco inglese che oltre tutto mi odia perché l'ho
svegliato durante il pisolino.....

Paralizzato assottiglio l'udito talmente tanto che mi sembra di
essere diventato sordo. Il silenzio é così totale che mi sembra di non
sentirci bene ed ho come l'impressione di sentirlo avvicinarci con
quella sua sbarra di ferro e fracassarmela sulla faccia.

Rispondo con un tono inverosimilmente sereno e pacifico...



"Oh sorry, i didn't know you were sleeping over there... ìm just
trying to sleep as well... ìm here with my sleepingbag couse ìm a
traveller and i usually sleep outdoor as you do man, but if you mind, i
can also move some other place, no problem....really..."

Dopo un sospiro che sembra espiremere l'enorme sforzo con cui si limita a rispondermi a voce anziché con le mani, dice...

"ok, so.... ìm so freaking tired and i don't wanna have trouble ok,
i don't give a fuck about who you fucking are and what you are fucking
doing... please be quiet i need to sleep, ok...?

"...oh sorry, ok...."

Silenzio...





Potrei alzarmi e lentamente ma risolutivamente andarmene e so che
anche lui lo preferirebbe. Un po di rumore in più ma almeno non
risentirebbe del fastidio di avermi fra i coglioni.

Invece mi punisco e mi sforzo di dare un senso alla mia scelta e rimango dove sono.

Avviluppato al mio sacco a pelo, spero che il mio russare non lo
svegli e che al mio risveglio, tutte le mie cose sistemate nelle borse
aperte, rimangano dove sono.

Non me la sento di fare casino solo per chiudere a chiave due
borse, quindi mi forzo a dormire e dopo qualche quarto d'ora apprensivo
mi affievolisco e mi spengo avvolto dalla notte, dalla paura e dalle
stelle che se la ridono.

Al mio risveglio non ci sono arcangeli che mi conducono alle porte
del paradiso, ma solo la mia moto integra e intoccata che domina lo
spiazzo illluminato dal sole caldo e violento dell 11:30 del mattino.

Quello che non ci si aspetta é la curiosa quantità di personaggi
di cui si può fare l'incontro nei posti giusti al momento giusto o,
come nel mio caso, nel posto sbagliato nel momento sbagliato.

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